Se sei un amante di arte moderna e sei a Venezia, non perdere tempo e segui il nostro tour alla Collezione Peggy Guggenheim!
Nell’unico edifico ad un solo piano sul Canal Grande, rivestito in pietra d’Istria e da dove spuntano gli alberi del suo giardino interno, Palazzo Venier dei Leoni è in termini di datazione e di collezione d’arte europea ed americana del XX secolo, uno dei più importanti musei in Italia.

Un gioiello di museo dove c’è molto da vedere e molto da imparare. E persino la pausa caffé al Museum Café, gestito dal vicino ristorante “Ai Gondolieri”, che offre una splendida terrazza sulla laguna e sul giardino privato sculture Nasher, è l’occasione per vivere un’esperienza ancora più straordinaria.

Con Viaggi di Architettura scopriamo la storia e la vita veneziana della collezionista d’arte statunitense Peggy Guggenheim, che per la sua grande passione per l’arte e per la città lagunare l’ha spinta nel 1951 ad acquistare dimora dall’eccentrica Marchesa Luisa Casati (l’ultima proprietaria di Palazzo Venier) e trasferirsi dalla sua città natale, New York.

Il Museo

Abitazione per 30 anni, dopo la scomparsa di Peggy Guggenheim nel 1979, il palazzo e la collezione, che conta anche opere di futuristi italiani, passa alla gestione della Fondazione Solomon R. Guggenheim. Oltre alla collezione personale di diversi generi come il cubismo, il surrealismo e l’espressionismo astratto, negli spazi interni del museo sono esposti anche capolavori della collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof. Nel giardino oltre alle sculture, ci sono i celebri neon ‘Se la forma scompare la sua radice è eterna’ (1982–89) di Mario Merz. E tra le verdi foglie spesso vengono allestite delle mostre temporanee e realizzate delle performance, nonché piazza per suggestivi opening, spesso durante il ciclo della Biennale di Venezia.

L’amicizia con Jackson Pollock

Si può dire che Peggy Guggenheim è la scopritrice di Jackson Pollock. Per la sua residenza gli commissiona nel 1943 (al tempo l’artista è relativamente sconosciuto) il suo più grande dipinto. Per molto tempo per Jackson Pollock l’opera presenta grandi problemi d’ispirazione compositiva, tanto da guardare per mesi, 15 mq di tela bianca. Peggy Guggenheim è frustrata dall’attesa e gli lancia un ultimatum, in cui lo obbliga a finire il dipinto per una festa. La mattina seguente, il bianco si trasforma in un’isteria di pennellate colorate in auto-proclamazione, detto da Pollock, alla fuga precipitosa degli animali dell’America dell’ovest. È la nascita dell’action painting, caratteristica che da quel momento lo distinguerà e lo continuerà ad ispirare per tutta la sua carriera.

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