Categoria: Architettura

Baku | Terminal di Autoban

Il nuovo Terminal Internazionale dell’aeroporto Heydar Aliyev di Baku in Azerbaijan è stato curato dallo studio turco di architettura Autoban.

Un progetto futuristico dalle forme originali: una struttura concava in vetro che avvolge “bozzoli” di legno massello di Ayous e impiallicciati in rovere, che rompono la monotonia e reinventano le proporzioni degli spazi. Le fantasiose strutture a bozzolo ospitano bar, ristoranti, aree relax e business room per accogliere i passeggeri dell’aeroporto prima delle partenze.
“L’idea principale era quella di renderlo diverso da altri aeroporti”, ha dichiarato Seyhan Ozdemir, una dei fondatori di Autoban. “Visto che viaggiare è diventato parte integrante della nostra vita, crediamo che come designers abbiamo il dovere di rendere il viaggio il più piacevole possibile per il pubblico, modificando le strutture degli hubs”.

Il concept si basa, quindi, sulla rottura con la tipologia degli aeroporti convenzionali che generalmente sovrastano i passeggeri con le loro enormi dimensioni. I progettisti si sono ispirati alla caratteristica ospitalità della cultura azera e dalle recenti trasformazioni sociali ed economiche del Paese, con l’obiettivo di creare un ambiente accogliente, confortevole e contemporaneo, in grado di generare un senso di appartenenza per l’utente e una nuova esperienza per i passeggeri.
“Abbiamo giocato con una micro-architettura per riportare gli spazi ad una scala più umana – ha concluso Ozdemir – in modo che la struttura sembrasse un nido”.

Materiali naturali (legno e pietra) e la grande cupola vetrata, che consente un’illuminazione indiretta, caratterizzano l’intero complesso. Per integrare il nuovo terminal con le aree preesistenti dell’areoporto gli architetti hanno applicato geometrie rigorose con motivi triangolari per i pavimenti e il sistema di illuminazione ambientale. Tutti gli arredi sono stati realizzati su misura dagli architetti di Autoban, come il 4 “Salam Salotto” ad uso esclusivo dei passeggeri business class.

Londra | Yardhouse di Assemble

Nella zona est di Londra troviamo un edificio che spicca per l’aspetto squamoso dato dalle piastrelle multicolor di fattura artigianale.
Hub di co-working a firma dello studio Assemble, che con questo progetto dimostra come con materiali semplici e a costi contenuti (100.000 € ca) si può creare nuovi posti di lavoro in spazi multiforme e sfaccettati, facilmente smontabili e ri-assemblabili anche in altre locazioni. Lo scheletro di Yardhouse è in legno ed il rivestimento in off-the-shelf. La pianta dell’edificio è 12×12 m composta da tre navate nelle quali sono alloggiati e allineati ai bordi 16 monolocali, mentre al centro un atrio a doppia altezza, dove gli ospiti possono interagire fra loro. I monolocali alti 3,5 o 4,5 m sono senza pareti, utili per adattare lo spazio ad usi diversi. L’edificio è progettato per designer e artisti che si dedicano al lavoro manuale: per questo, non è inteso come uno spazio tranquillo con scrivanie ordinate, ma un luogo rumoroso, disordinato, sperimentale e tattile. Il concept è cercare di superare il distacco fra il pubblico e il processo con il quale vengono creati gli spazi, creando un luogo piacevole dove far stare le persone, usando materiali riciclati.

Foto di David Grandorge.

Bergen op Zoom | ponte di RO & AD

Nella piccola cittadina di Bergen op Zoom nei Paesi Bassi, troviamo il Ravelijn op den Zoom; una fortezza costruita dall’ingegnere olandese Menvo van Coehoorn circondata da un fossato e accessibile solo in barca.

La struttura è usata per eventi e per renderla più fruibile ai visitatori gli architetti RO & AD hanno progettato e costruito un ponte, che fornisce da uscita di emergenza.

Il team di architettura ha ideato una piattaforma curva e galleggiante di 80 m di lunghezza dall’aspetto naturale e striato, che completa il carattere storico della fortezza. Tubi in polietilene riempiti d’aria su legno massello in Accoya, trattato in acetilazione per prevedere la carie fungine, aumentare la durevolezza e accrescere la stabilità dimensionale.

Peculiarità dello studio RO & AD è l’approccio C2C (Cradle to Cradle) che consiste nell’adattare alla natura i modelli industriali; principio che è l’industria a preservare e valorizzare gli ecosistemi e icicli biologici della natura. Concept già utilizzato per la progettazione del Moses Bridge a Halsteren.

New York | Residenze di David Adjaye

La realizzazione del complesso residenziale di David Adjaye nel distretto di New York’s Sugar Hill è quasi terminata. The Sugar Hill Development – situato nel quartiere di Manhattan e reso famoso dal rapper della Gang Sugar Hill – è stato progettato da Adjaye Associates per fornire 124 unità abitative a prezzi accessibili con annesse strutture per l’istruzione prescolare e un museo per bambini.

L’architetto ha descritto l’edificio come una “nuova tipologia di alloggi a basso costo” e ha espresso “La mia speranza è che l’edificio – arroccato su Bluff di Coogan – diventi un simbolo di orgoglio civico e sarà una nuova risorsa preziosa per il quartiere”.

Situato sulla West 155th Street, la struttura di 13 piani dispone di una facciata realizzata con pannelli prefabbricati a rilievo con immagini di rose, in riferimento al ‘heritage rose’ del distretto. Questi pannelli sono stati progettati per brillare e riflettere sotto la luce del sole. Al nono piano l’edificio arretra creando un’ampia terrazza lunga 3m su un lato e un cantilever dall’altro. L’ingresso dell’edificio si apre in una grande piazza urbana, mentre al secondo e terzo piano terrazze supplementari saranno messe a disposizione per i condomini, così come sul tetto.

Parigi | Fondazione Louis Vuitton di Frank Gehry

Il gruppo LVMH, holding francese di beni di lusso, ha recentemente annunciato la prossima apertura della nuova Fondazione Louis Vuitton a Parigi.

Nel Bois de Boulogne, una grande nuvola di vetro accoglierà la nuova fondazione culturale a firma di Frank Gehry. Un contenitore per la promozione dell’arte contemporanea che si erge tra alberi secolari del Jardin d’Acclimatation e dalla struttura che ricorda alle forme di un veliero.

Un’interessante sfida progettuale, in cui l’archistar canadese ha utilizzato 3.600 pannelli cilindrici di vetro per creare dodici vele curve, riuscendo a valorizzare la purezza e l’eleganza delle linee e, permettendo agli spazi interni di essere intensamente illuminati naturalmente. La nuova struttura espositiva ospiterà undici gallerie, un auditorium, spazi sia per mostre temporanee che per la collezione permanente. In concomitanza con l’inaugurazione della Fondazione, l’architetto Frank Gehry sarà protagonista al Centre Pompidou della sua prima retrospettiva mai allestita in Europa.

Le Brassus | Maison des Fondateurs di BIG

Il produttore svizzero di orologi di lusso Audemars Piguet ha affidato l’ampiamento della propria storica sede all’impresa danese BIG.

Il progetto prevede la realizzazione di un padiglione di 2.400 m², perfettamente integrato nel paesaggio circostante. Circondato dalle botteghe storiche a Le Brassus, nel cuore di La Vallée de Joux, il nuovo museo chiamato Maison des Fondateurs, sarà inserito nel complesso delle officine di Audemars Piguet, incastonato tra gli edifici preesistenti e i campi ondulati della valle. L’ampliamento firmato Bjarke Ingels Group renderà la sede storica della casa di orologi, fondata nel 1875, un nuovo polo d’attrazione turistica. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con HG Merz, specializzati in museografia, il paesaggista Muller Illien e gli ingegneri Luchinger & Meyer. L’edificio sarà costituito da un padiglione i cui spazi si snodano in una doppia spirale, parzialmente interrata.

La struttura intrecciata è concepita come una storyline in cui il vecchio si mescola con il nuovo, accompagnando il visitatore attraverso la storia dell’azienda raccontata in un susseguirsi di gallerie, laboratori, salottini e spazi per eventi fino a giungere al sottotetto dell’edificio storico, dove si trova il laboratorio dove tutto è cominciato. Il tetto e il soffitto del padiglione sono stati concepiti come un unico foglio di metallo – una struttura in acciaio rivestito in ottone, continua in piano, ma ondulato nella sezione per creare una serie di aperture che permettendo alla luce naturale di penetrare. Verso la fine della percorso la doppia spirale interseca l’edificio museale esistente permettendo l’accesso al piano inferiore e al sottotetto. Le forme dinamiche della struttura sono realizzate con materiali moderni, come il calcestruzzo e l’ottone, che in alcuni punti lasciano il posto ad una struttura composta da linee rette e superfici calde realizzate in legno o di pietra. Il “pesante” incontra l’impercettibile, luce. Il morbido incontra il duro. Il caldo incontra freddo. Il nuovo padiglione sarà quindi, un’immersione della storia dell’orologeria dalla storia secolare, radicata nella natura e nella cultura della Vallée de Joux.

Beirut | IFI di Zaha Hadid

Zaha Hadid ha completato presso l’Università americana di Beirut il Issam Fares Institute for Public Policy e Relazioni Internazionali (IFI).

Concepito come uno spazio neutro, dinamico, civile e aperto dove persone in rappresentanza di sfaccettati punti di vista della società possono raccogliere e discutere questioni importanti, ancorate in un impegno di lunga data per la comprensione reciproca e la ricerca di alta qualità. L’istituto mira a sfruttare, sviluppare e avviare una ricerca del mondo arabo per migliorare e ampliare il dibattito sulla politica pubblica e le relazioni internazionali. Attualmente lavora su diversi programmi che affrontano i problemi della regione, tra cui la crisi dei rifugiati, il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e la scarsità d’acqua, la gioventù, la giustizia sociale e lo sviluppo, urbanistica, e le Nazioni Unite nel mondo arabo.

Un’area a doppia altezza di 3.000 m² circondata da ficus e cipressi secolari, in revival modernista “l’edificio sfrutta appieno la tradizione e l’esperienza locale di lavorare con il calcestruzzo gettato in opera” come spiega il team di architettura. Una struttura con diversi ingressi separati su tre piani come primo fra tutti l’auditorium da 100 posti sito al livello più basso, come sommerso dall’edificio stesso, e con un proprio ingresso, che permette di ospitare grandi eventi e conferenze senza interrompere o disturbare studenti, borsisti e ricercatori durante il proprio lavorano nel resto dell’edificio. Altri spazi comprendono una sala lettura, laboratori e aree di ricerca. Un grande lucernario proietta la luce naturale all’interno dei vali livelli, mentre una terrazza schermata offre uno spazio break-out per il personale e gli studenti. L’edificio IFI è l’ultimo di una serie di progetti di Zaha Hadid che completerà negli ultimi 12 mesi.

Foto di Hufton + Crow

Venezia | 14 Mostra Internazionale di Architettura

Ha aperto i battenti la XIV Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, diretta da Rem Koolhaas, l’archistar olandese che ha scelto di intirolarla ‘Fundamentals’. “Credo che oggi non abbia più senso parlare di architettura svizzera, cinese o indiana. A ciascun paese chiederemo di raccontare la propria storia negli ultimi 100 anni in relazione all’idea di modernità, che sia stata accettata o rifiutata. Cercheremo insieme di capire come mai 100 anni fa era possibile parlare di architetture nazionali e ora non più. Ci chiederemo come siamo arrivati a una situazione in cui tutti costruiscono le stesse cose” come ha dichiarato Koolhaas. Una mostra diversa nei contenuti e nella forma, in cui si parla di architettura e non di architetti, un grande laboratorio dedicato alla realizzazione di un unico grande progetto denominato ‘Una Ricerca Corale sull’Architettura!’.

La Biennale è divisa in tre sezioni distinte: Absorbing Modernity 1914-2014, Elements of Architecture, Monditali. L’ultima sezione è dedicata all’Italia, ospitata alle Corderie dell’Arsenale, dove tra eventi, 82 film, 41 progetti di ricerca e rappresentazioni teatrali si assiste ad una scansione dell’Italia e della complessità della sua società, che, come altre nel mondo, rappresenta un punto di riferimento e d’ispirazione per l’architettura. Il racconto della realtà italiana coinvolge in contemporanea, per la prima volta, anche i settori di Danza, Musica, Teatro e Cinema della Biennale, in grado di offrire un ritratto collettivo del paese ospitante. Il Padiglione Italia all’Arsenale, è stato curato dall’architetto Cino Zucchi ed organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con la PaBAAC.

Nei giorni dell’inaugurazione la Biennale si è tinta di social, grazie alla collaborazione del team Veneziadavivere e IgersVenezia, che ha ospitato nella città lagunare importanti Instagramer provenienti da tutto il mondo. L’instameet è partito dall’isola di San Giorgio con l’opera di land art ‘The Sky Over Nine Columns’ a firma di Heinz Mack, realizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini. Imponenti colonne dorate hanno già fatto il giro del mondo grazie ai fiumi di scatti che gli Instagrammer hanno pubblicato in diretta con l’hashtag #architecturebiennaleinstameet. Tutte le immagini rimarranno, infatti, sulle pagine di Veneziadavivere creando un reportage sugli eventi d’arte, cultura, ma soprattutto architettura che accenderanno Venezia.

Tra le numerose attività organizzate da Le Stanze del Vetro, abbiamo partecipato alla performance della ‘Glass Tea House Mondrian’ di Hiroshi Sugimoto, celebre per i suoi scatti black&white. Il fotografo giapponese, prestato per la prima volta all’architettura, ha realizzato un padiglione temporaneo ispirato alla tradizione giapponese della cerimonia del tè. Un cubo di vetro trasparente in cui un maestro cerimoniere accoglie due visitatori alla volta per il tradizionale rituale, mentre il pubblico può assistere dall’esterno della struttura. Un’altra novità della Biennale è la partecipazione del Kosovo, con un padiglione ricco di immagini, per illustrare l’architettura di una terra piena di contraddizioni e numerose contaminazioni culturali.

Venezia | 14 Mostra Internazionale di Architettura

Ha aperto i battenti la XIV Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, diretta da Rem Koolhaas, l’archistar olandese che ha scelto di intirolarla ‘Fundamentals’. “Credo che oggi non abbia più senso parlare di architettura svizzera, cinese o indiana. A ciascun paese chiederemo di raccontare la propria storia negli ultimi 100 anni in relazione all’idea di modernità, che sia stata accettata o rifiutata. Cercheremo insieme di capire come mai 100 anni fa era possibile parlare di architetture nazionali e ora non più. Ci chiederemo come siamo arrivati a una situazione in cui tutti costruiscono le stesse cose” come ha dichiarato Koolhaas. Una mostra diversa nei contenuti e nella forma, in cui si parla di architettura e non di architetti, un grande laboratorio dedicato alla realizzazione di un unico grande progetto denominato ‘Una Ricerca Corale sull’Architettura!’.

La Biennale è divisa in tre sezioni distinte: Absorbing Modernity 1914-2014, Elements of Architecture, Monditali. L’ultima sezione è dedicata all’Italia, ospitata alle Corderie dell’Arsenale, dove tra eventi, 82 film, 41 progetti di ricerca e rappresentazioni teatrali si assiste ad una scansione dell’Italia e della complessità della sua società, che, come altre nel mondo, rappresenta un punto di riferimento e d’ispirazione per l’architettura. Il racconto della realtà italiana coinvolge in contemporanea, per la prima volta, anche i settori di Danza, Musica, Teatro e Cinema della Biennale, in grado di offrire un ritratto collettivo del paese ospitante. Il Padiglione Italia all’Arsenale, è stato curato dall’architetto Cino Zucchi ed organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con la PaBAAC.

Nei giorni dell’inaugurazione la Biennale si è tinta di social, grazie alla collaborazione del team Veneziadavivere e IgersVenezia, che ha ospitato nella città lagunare importanti Instagramer provenienti da tutto il mondo. L’instameet è partito dall’isola di San Giorgio con l’opera di land art ‘The Sky Over Nine Columns’ a firma di Heinz Mack, realizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini. Imponenti colonne dorate hanno già fatto il giro del mondo grazie ai fiumi di scatti che gli Instagrammer hanno pubblicato in diretta con l’hashtag #architecturebiennaleinstameet. Tutte le immagini rimarranno, infatti, sulle pagine di Veneziadavivere creando un reportage sugli eventi d’arte, cultura, ma soprattutto architettura che accenderanno Venezia.

Tra le numerose attività organizzate da Le Stanze del Vetro, abbiamo partecipato alla performance della ‘Glass Tea House Mondrian’ di Hiroshi Sugimoto, celebre per i suoi scatti black&white. Il fotografo giapponese, prestato per la prima volta all’architettura, ha realizzato un padiglione temporaneo ispirato alla tradizione giapponese della cerimonia del tè. Un cubo di vetro trasparente in cui un maestro cerimoniere accoglie due visitatori alla volta per il tradizionale rituale, mentre il pubblico può assistere dall’esterno della struttura. Un’altra novità della Biennale è la partecipazione del Kosovo, con un padiglione ricco di immagini, per illustrare l’architettura di una terra piena di contraddizioni e numerose contaminazioni culturali.

Perth | Mattisse Beach Club di Oldfield Knott Architects

Jenlin Chia e il suo team di architetti Oldfield Knott, ha recentemente inaugurato il suo ultimo progetto: l’esclusivo Matisse Beach Club sulla splendida spiaggia di Scarborough, Perth, Australia.

Il nuovissimo club, di 2000mq, coniuga glamour, design e vita da spiaggia con un design moderno e impianti di ultima tecnologia. Il beach club offre una svariata gamma di servizi, dalle cabine chic, ai lettini da spiaggia, da informali sale da pranzo, tutto coronato da una piscina circondata da palme con vista mozzafiato sull’Oceano Indiano. Il look minimalista e moderno del locale, realizzato in cemento e legno, è messo in forte contrastato dai neoni e i colori sgargianti che caratterizzano gli interni delle cabine.

Il Rosa, il giallo, il verde smeraldo e il viola spiccano sui colori tenui di soffitti, pavimenti e il bianco degli arredi. Pezzi di design come i tavoli Adan di Vondom e le sedute di Teresa Sapey, le sedie Vertex di Karim Rashid e le sdraio by Faz Collection e l’ illuminazione di Ramon Esteve sono stati accuratamente  scelti dai progettisti per redendere il locale originale ed unico nel suo genere.

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