Enzo Isaia, vincitore del concorso fotografico "Immagini di Architettura nel mondo 08" racconta la sua esperienza di fotografo, la sua passione per la magia del cielo di Torino e per la Bolla, l'elemento architettonico fotografato notte e giorno, con la neve e con la pioggia, sotto il sole, al tramonto e all'alba, con cui si è aggiudicato il primo premio del concorso fotografico che lo porterà a Tokyo per cinque giorni e quattro notti.
di Enzo Isaia
Molti anni fa (non dico quanti!), incantato dalle “Images à la sauvette” di Henry Cartier Bresson, ho lasciato la facoltà di Architettura per dedicarmi completamente alla fotografia. Abbandonata presto l’idea di fare il fotoreporter, ho lavorato per l’industria e l’advertising, pur riservando una parte del tempo ai personali progetti fotografici incentrati sull’architettura. La mia attenzione è sempre stata catturata da monumenti ed edifici stagliati contro il cielo : mi consentivano una lettura più diretta ed immediata e potevo approfittare dei mutamenti celesti.

Negli anni novanta, ad esempio, ho preso di mira in contemporanea la Mole Antonelliana, la Chiesa del Monte dei Cappuccini e la Basilica di Superga, tre importanti simboli di Torino, la mia città. Dopo dieci anni di appostamenti, attendendo collimazioni con il sole e la luna, sfruttando la neve, la nebbia, le nuvole, i fulmini, gli arcobaleni e altro che sia (il tutto su pellicola, senza filtri, se non una volta con il polarizzatore), ho “salvato” in tutto circa venti foto per ciascun soggetto. Con queste immagini è stato stampato il libro “Torino, la magia del suo cielo” e sono state allestite diverse personali fotografiche. Due anni fa, come nuova interpretazione dell’Architettura di Torino, ho scelto un insolito punto di ripresa ed alcuni co-protagonisti: da terra, con un primissimo piano di cani metropolitani. E per valorizzare sia i quadrupedi che la città, ho utilizzato grandangoli estremi a f 22. Tra sopralluoghi, attesa della luce ottimale, appuntamenti in location con tredici cani ed altrettanti padroni (quasi tutti abbordati ai giardini), ho impiegato circa sei mesi per raccogliere un certo numero di immagini… Il progetto e la sua realizzazione sono stati acquisiti dal quotidiano “La Stampa” per il Calendario 2008.

Dopo sopralluoghi, valutazioni di percorso del sole e della luna, studio delle future postazioni di ripresa, ho iniziato quasi tre anni fa gli scatti. Per altri aneddoti vi rimando al mio testo nel blog di un paio di settimane fa. Dopo tutto questo tempo, ho scelto circa cinquanta immagini, alcune delle quali avrete modo di vedere in allegato : le foto sono assolutamente genuine, l’unica cosa che c’è dietro è uno studio ed una attesa pertinace per un risultato che mi auguro efficace.
Questo per assicurare coloro che sospettano un pesante intervento di ritocco o di inserimento, che altro non c’è se non un lunghissimo lavoro di ricerca e, con il computer, una semplice regolazione di luminosità, saturazione e contrasto.

Ritengo che la difficoltà maggiore per la realizzazione di questo tipo d’immagini sia, tecnicamente, la collimazione di tre punti. Mi spiego meglio : se siete in giro per il mondo e scattate, ad esempio, una fotografia ad un arcobaleno, il background è quello che è e tanti saluti. Una retta passa, quindi, per due punti, cioè l’obiettivo ed il soggetto : penso concordiate che non sia uno scatto particolarmente complicato.Se invece, alla fotografia di un soggetto designato, per esempio il Colosseo, volete aggiungere un cielo interessante (non figlio di Photoshop) o un volo di uccelli per arricchire l’immagine, dovrete far passare una retta per tre punti: l’obiettivo, il Colosseo, il background giusto o i volatili. Concorderete che, con queste esigenze, la faccenda risulta un po’ più complessa. Soprattutto se si vogliono ottenere molte situazioni differenti…ma è proprio lì che sta il divertimento!

Per chi fosse interessato a sapere qualcosa dell’indispensabile mezzo meccanico che ho utilizzato, comunico che sono ormai convertito al digitale da otto anni, pur conservando ancora le mie macchine a pellicola piana di grande formato (ben cosciente del fatto che, ahimè, non si tornerà mai più indietro). Le immagini della Bolla sono state realizzate con due diversi corpi-macchina/corredi, utilizzando un ampio range di focali (dal 16 al 300 mm), a 100 ISO e quasi sempre in bracketing.
Dopo alcuni test effettuati durante le ultime vacanze di Natale sulle nuove reflex digitali 24x36, dall’inizio dell’anno utilizzo esclusivamente la D3x, nuova ammiraglia di casa Nikon. Se qualcuno desiderasse altre informazioni, tecniche e non, sarò più che lieto di fornirle.

Prima di chiudere, vorrei dare qualche informazione sul Lingotto di Torino.
Il Lingotto fu progettato negli anni ’20 dall'architetto Giacomo Mattè Trucco ed è il primo edificio industriale realizzato in Italia, dalla Fiat, sull'esempio americano della Ford. E’ formato da due corpi longitudinali destinati alla produzione, che raggiungono la lunghezza di 507 metri per una larghezza di 24 metri, uniti da 5 corpi trasversali multipiano dedicati a servizi per il personale. All’estremità dei corpi lunghi vennero costruite due rampe elicoidali che consentivano l’accesso delle vetture alla pista di collaudo, situata sul tetto e formata da due lunghi rettilinei collegati da due curve paraboliche. Nel 1983, in seguito alla chiusura definitiva dello stabilimento, venne bandito un concorso internazionale per il recupero della struttura : esso venne affidato all’architetto genovese Renzo Piano il cui progetto ne prevedeva la riconversione in un grande centro multifunzionale e culturale pari a 250.000 metri quadri di aree per il pubblico. Oggi ospita, infatti, aree espositive, aree shopping, sale congressi, due hotel, uffici direzionali, la sede della Facoltà di Ingegneria Automobilistica del Politecnico ed un auditorium a geometria variabile che può ospitare oltre 2000 persone.

Renzo Piano scelse di riplasmare solo l'interno della struttura, lasciando inalterato l'aspetto esterno, scandito da grandi finestre e pilastri, ed inserendovi alcuni elementi. “ Il Lingotto - come dichiara Renzo Piano - deve comunicare un forte segnale di cambiamento. Io volevo che questo segnale fosse di gioia in un luogo la cui funzione aveva sempre significato austerità e qualche volta anche sacrificio. Per questo motivo abbiamo deciso, vedi Trucco, di inserire “degli ospiti inaspettati” all’ interno della costruzione. Il primo di questi è un giardino largo e protetto in uno dei quattro cortili interni. (…)
Le piante verdi mancanti nell’ atrio, hanno trovato spazio all’ interno dell’ edificio, in modo da formare un piccolo orto botanico. (…).
Il secondo ospite inaspettato è la bolla sul tetto : è una sala per meeting ad alto livello, nel senso letterale, in quanto è situata al di sopra della costruzione all’ incrocio della pista di prova. Totalmente trasparente, nei giorni sereni offre una vista incredibile delle aree circostanti, con le Alpi a nord-ovest e le colline di Torino a sud-est.
La bolla è visibile da distante e rapidamente riconoscibile, ed è un altro elemento caratterizzante del Lingotto.[…]”
La bolla costruita in cristallo e in acciaio, e collocata su di una piattaforma che si prolunga nell’eliporto, a 40 metri d’altezza sulla pista parabolica, sopra alla torre sud, è caratterizzata da una forma semplice e naturale.
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Insieme al Giardino vuole, come si è detto, segnare una linea di continuità con le rampe elicoidali e la pista sul tetto ideati da Mattè Trucco. Si tratta di una esclusiva sala conferenze da 25 posti, ideale per le riunioni di vertice e le colazioni di lavoro esclusive.
Il terzo - aggiunge - Renzo Piano è l’ auditorium. Noi abbiamo deciso che anche questo oggetto avrebbe dovuto rispettare il rigore formale del Lingotto : la sorpresa dovrebbe scaturire dalla bellezza della sala, dalle sue caratteristiche tecniche ed acustiche e non dalla sua incongruenza con il contesto”.
Un quarto elemento, inaugurato nel 2002, è la pinacoteca, intitolata a Giovanni e Marella Agnelli. Costruita nella torre nord del complesso si sviluppa su sei livelli, il più alto dei quali è stato battezzato lo "Scrigno". Si tratta di un corpo d’acciaio dotato di un complesso sistema di illuminazione formato da una copertura trasparente di lamelle di cristallo con sottostanti lamelle di alluminio motorizzate e regolate da sensori.
Al suo interno sono racchiusi i venticinque capolavori che compongono la collezione permanente, mentre i piani sottostanti ospitano mostre temporanee, book shop, centro didattico per l’arte, uffici e biglietteria.
Non mi rimane, dulcis in fundo, che ringraziare di cuore tutto lo staff di Viaggi di Architettura per la grande competenza e la squisita cortesia, con i più sinceri complimenti per la ricercatezza di stile e la qualità del sito e, ovviamente non perché sono risultato vincitore, per le opportunità che offrono a così tanti appassionati, per la geniale idea dei Viaggi di Architettura e del Concorso Fotografico.
