A cura di Saverio Lombardi Vallauri
L’architettura ha pazienza, ma ama la puntualità: il fotografo deve conoscere il movimento della luce su di essa e presentarsi all’ora giusta dove il chiaro e lo scuro si compongono con armonia.
L’architettura grande e piccola insieme: impossibile non fare una veduta d’insieme, impensabile non indagare i dettagli.
L’architettura ha molte forme, ma ognuna ha la sua: il controllo della prospettiva non opzionale, lo la deroga ad esso.
L’architettura è fatta di materia pesante, ma gode del virtuale: in principio un’idea. Un tratto di matita l’inchioda alla carta. Supercervelli la crescono, la moltiplicano, la sezionano, la espandono migliaia di volte. Mani e macchine la costruiscono (e lei resta là per decenni). La luce che la porta all’obiettivo non pesa un grammo eppure la contiene tutta, pellicola o sensore, poco importa. L’architettura resta lì per decenni e si offre, generazioni di fotografi e di apparecchi si succedono.