A cura di Saverio Lombardi Vallauri
La composizione: l’architettura il risultato di un percorso progettuale influenzato dal periodo storico, dallo scopo per cui è costruita, dalla committenza, dalla cultura del progettista. Il fotografo a sua volta risente di condizionamenti simili a quelli appena citati. Se lo scopo delle immagini prevalentemente descrittivo io tendo a considerare più adatto un approccio compositivo che rifletta fedelmente quello dell’architetto: simmetria per simmetria, grandiosità per grandiosità , sintesi per sintesi. Mi piacciono le immagini piene, le diagonali forti, la proporzione classica tra chiari e scuri, le linee che escono sugli angoli del formato, gli spazi creati del punto di vista ravvicinato dei grandangoli. Non mi piacciono le immagini vuote, le diagonali deboli (orizzontali mancate?), le quasi-simmetrie, le inquadrature diagonali, le linee cadenti. Se, viceversa, non richiesta una descrizione e il fotografo può operare in libertà allora credo che possa fare esattamente quel che l’emozione gli suggerisce.
Esposizione: uso quasi solo un esposimetro spot per luce riflessa perchè quello che meglio descrive le caratteristiche del soggetto. Di norma faccio una rapida ricognizione dei toni estremi per un sommario confronto con la latitudine di posa del materiale sensibile in uso; identifico una zona o un materiale del soggetto che possa essere un punto fermo di tutte le foto, un tono a cui ancorare tutti gli altri e ne presumo o ne verifico (con l’esposimetro per luce incidente) la distanza dalla riflettanza del grigio medio; identificata quindi una coppia esposimetrica soddisfacente la confronto con le letture di tutte le parti del soggetto, toni estremi inclusi, per giungere alla sua validazione oppure per correggerla un po’.
Polaroid: pur lavorando molto in grande formato non lo uso quasi mai perchè costa caro, richiede tempo, occupa spazio, non ha alcuna relazione con la curva caratteristica delle pellicole diapositive, risente della temperatura alla quale ci si trova, ha un andamento della reciprocità inadatto ai tempi lunghi caratteristici delle riprese in interni ma anche di quelle in esterni con grandangolari spinti, diaframmi molto chiusi e filtri digradanti per il controllo della vignettatura. Lo trovo utile in interni con luce flash e necessario in presenza del cliente che altrimenti non sa che cosa faccio.